In scadenza modello EAS : 31 marzo 2017

A cosa serve il modello EAS e qual è la sua scadenza? Ecco la guida con il modello da presentare all’Agenzia delle Entrate e tutte le istruzioni.

Uno dei principali obblighi delle associazioni è la presentazione del modello EAS: cos’è e quando occorre presentarlo? Qual è la sua scadenza? In questo articolo i lettori potranno apprendere tutte le istruzioni in materia.

Partiamo dalla ratio dell’adempimento: perché le associazioni devono presentare il modello EAS all’Agenzia delle Entrate? Le quote e i contributi associativi nonché, per determinate attività, i corrispettivi percepiti dagli enti associativi privati, in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa tributaria, non sono imponibili. Per usufruire di questa agevolazione è necessario che gli enti trasmettano in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali, mediante un apposito modello, definito appunto modello EAS ovvero modello Enti Associativi.

Modello EAS: scadenza da rispettare per le associazioni

Qual è la scadenza del modello Eas?

Il modello EAS per la trasmissione dei dati delle associazioni deve essere inviato, in via telematica – direttamente dal contribuente interessato tramite Fisconline o Entratel, oppure tramite intermediari abilitati a Entratel:

  • entro 60 giorni dalla data di costituzione degli enti;
  • ovvero quando cambiano i dati precedentemente comunicati; la scadenza, in questa ipotesi, è il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione;
  • infine, caso di perdita dei requisiti qualificanti (previsti dalla normativa tributaria e richiamati dall’articolo 30 del Dl n. 185/2008, il modello EAS va ripresentato entro 60 giorni, compilando la sezione “Perdita dei requisiti”.

Modello EAS Agenzia delle Entrate associazioni: soggetti esonerati

Il modello non deve essere presentato dai seguenti soggetti esonerati:

  • gli enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale;
  • le associazioni pro-loco che hanno esercitato l’opzione per il regime agevolativo in quanto nel periodo d’imposta precedente hanno realizzato proventi inferiori a 250.000 euro (Legge n° 398/1991 – Regime speciale Iva e imposte dirette);
  • le organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali individuate dal Dm 25 maggio 1995 (per esempio, attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito, iniziative occasionali di solidarietà, attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasioni di raduni, manifestazioni e simili);
  • i patronati che non svolgono al posto delle associazioni sindacali promotrici le loro proprie attività istituzionali;
  • le Onlus di cui al decreto legislativo n° 460 del 1997;
  • gli enti destinatari di una specifica disciplina fiscale (per esempio, i fondi pensione).

Fonte informazionefiscale.it

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