PERMESSI 104 ANCHE AL CONVIVENTE

I permessi mensili retribuiti previsti dalla Legge 104 per casi di disabilità grave vanno estesi anche al convivente ‘more uxorio’. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che, in una sentenza depositata oggi, ha dichiarato illegittima la legge del 1992, e le modifiche apportate successivamente nel 2010, “nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito per l’assistenza alla persona con handicap in situazione di gravità, in alternativa al coniuge, parente o affine entro il secondo grado”. È del resto in linea con il nuovo corso della legge il riconoscimento ai conviventi degli stessi diritti (e doveri) delle coppie unite da matrimonio. Non c’è dunque più alcuna ragione per escludere dai permessi retribuiti 104 le cosiddette famiglie di fatto. Insomma, si tratta delle coppie che non dividono solo il letto, ma che si considerano alla pari di una normale famiglia, anche senza aver mai celebrato il matrimonio. Ebbene, secondo la giurisprudenza, le coppie di fatto – così vengono comunemente chiamate – hanno gli stessi diritti e doveri (l’uno nei confronti dell’altro) delle coppie comunemente sposate. Il che ha aperto la porta non solo agli ormai noti contratti di convivenza, ma anche a un’estensione delle norme pubblicistiche riconosciute agli sposati. Tra queste, da ieri, ci sono anche i tre giorni di permesso dal lavoro, per assistere il compagno/a portatore di handicap.

In particolare la legge garantisce:

  • alla lavoratrice madre o, in alternativa, al lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata il prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro, o in alternativa due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino, a condizione che il bambino non sia stabilmente ricoverato in apposita struttura;
  • al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità e che sia coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, il diritto di beneficiare di tre giorni di permesso mensile retribuito, anche in maniera continuativa;
  • al dipendente pubblico il diritto di scelta, ove possibile, della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere ed il divieto di trasferimento senza il suo consenso ad altra sede.

legge104

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